Prima di assurgere a fama mondiale con i grandi idrovolanti S.55 impiegati per le due crociere atlantiche di massa, negli anni Venti la Siai Marchetti aveva prodotto con buon successo il piccolo biplano da turismo S.56, costruito su licenza negli Stati Uniti ed esportato in Brasile e Romania.
L'SM.80 del 1933 costituiva un tentativo di ripeterne il successo con formula più aggiornata e tecnica costruttiva più avanzata. La configurazione biplana fu sostituita con un'elegante ala monoplana interamente a sbalzo; la cabina, sempre triposto con posti di pilotaggio affiancati, divenne chiusa; l'aerodinamica fu migliorata, pur mantenendo una fusoliera con struttura in legno e rivestimento in compensato intelato. Il carrello fu reso retrattile ed alloggiato in due eleganti carenature esterne. Gli alettoni e le superfici mobili di coda erano in tubo con rivestimento in tela, mentre flap e pini fissi di coda erano in legno.
Due motori Eliche bipala in legno a passo fisso. Dopo l'incidente dell'SM.80 I-MORO, in cui perse la vita Edoardo Agnelli, il motore Colombo S.63 da 120 cavalli in posizione traente fu sostituito nella versione bis con due motori radiali Pobjoy Niagara a sette cilindri, raffreddati ad aria, da 86 cavalli installati in posizione spingente.
Nonostante la celebrità dell'azienda costruttrice, l'SM.80 non conobbe però successo commerciale e venne riprodotto in pochissimi esemplari. Con uno di questi il giornalista Vittorio Beonio Brocchieri compì numerosi raid.
L'S.80 del Museo fu completato nel 1934 con numero di costruzione 30003: è pertanto il terzo esemplare costruito ed il primo della versione bimotore S.80bis. Fu immatricolato I-TATI il 21 maggio 1934, di proprietà di Oliviero Varzi e con base a Novara. Sopravvissuto alla guerra, fu ripristinato e continuò a volare con la nuova immatricolazione I-ELIO, attribuita nel 1947 a indicare il nuovo proprietario Elio Fronzaroli. Concluse il servizio con un terzo proprietario, il pavese Carlo Saglio, che al termine della vita del velivolo, lo donò al Museo Caproni per l'esposizione nel complesso di Vizzola Ticino. Trasportato a Rovereto, nel 1990 l'aereo fu restaurato dalla Masterfly. Il nome di Saglio compare tuttora sull'apparecchio, assieme allo schema di colorazione che è stato ripristinato fin nei più piccoli dettagli.
Per l'esposizione è stato realizzato uno specchio d'acqua simulato, nel quale l'aereo si specchia permettendo la visione del delicato intarsio di legno che ne costituisce lo scafo.
Caratteristiche
Apertura alare 10,62 m
Lunghezza 7,85 m
Altezza 2,95 m
Motori 2 Pobjoy Niagara
Potenza 86 cv
Peso a vuoto 810 kg
Velocità massima 225 km/h