Il pittore Giuseppe Gabardini (1879-1936) entrò in contatto con il mondo aviatorio a Parigi. Rientrando in Italia nel 1912, iniziò la costruzione del suo monoplano. Nel 1914, acquisita la AVIS di Cameri (Novara), inaugurò la scuola di volo che nel 1915-18 brevettò oltre duemila piloti, utilizzando quasi esclusivamente apparecchi di propria concezione e costruzione.
Il biplano biposto monomotore G.5l fu progettato nel 1925 da Achille Landini ed Enrico Silvio Rolandi per l'addestramento acrobatico, sulla base dei precedenti G.8 e G.50 che avevano rivelato preoccupanti problemi strutturali. La fusoliera aveva struttura in tubi d'acciaio, con rivestimento in lamierino per la parte anteriore e tela per quella posteriore, ed ospitava due posti di pilotaggio in tandem.
Le ali avevano longheroni in tubo d'acciaio e centine in legno, con rivestimento in tela. Gli alettoni, presenti sulla sola ala superiore, erano in tubo saldato con rivestimento in tela, così come gli impennaggi. Il carrello fisso aveva ammortizzatori a elastico e un pattino di coda. Il motore era un rotativo LeRhone 9J a nove cilindri, raffreddato ad aria, da 120 cavalli, residuato bellicco, con un'elica bipara in legno a passo fisso.
La scuola di Cameri fu l'unica ad impiegare il G.51, che andò a sostituire i G.8 radianti in seguito ad alcuni tragici incidenti. L'impiego addestrativo proseguì, su contratto della Regia Aeronautica, sino ai primi anni Trenta. Dei dieci esemplari immatricolati, quattro furono perduti in incidenti tra il 1927 ed il 1930, mentre i sei ancora in servizio furono ritirati nel 1935 quando la società fu liquidata.
L'apparecchio del Museo, penultimo della serie prodotta, fu costruito nel dicembre 1928 ed immatricolato nel gennaio successivo con marche I-AXAQ, con certificato di navigabilità in categoria scuola e acrobazia. Fu impiegato dalla scuola Gabardini sino al novembre 1935. Fu immagazzinato sino al 1988 e successivamente trasferito a Rovereto per il restauro presso la Masterfly.
Il velivolo si presentava in buone condizioni generali, benchè privo di alcuni elementi tra cui tutti i montanti alari. Fu smontato sin nei più piccoli particolari e ripristinato nella configurazione originale, compresa la pomellatura dei pannelli metallici di rivestimento della fusoliera anteriore. Anche il motore venne completamente revisionato, dimostrandosi tuttora in grado di funzionare. L'accuratezza della costruzione e la scrupolosità del restauro rendono il vecchio biplano ancora in grado di funzionare.
Riportato ai suoi colori originali, il G.51bis sospeso al soffitto del Museo Caproni a pochi metri dal suolo è l'unico Gabardini esposto al pubblico.
Caratteristiche
Apertura alare 8,62 m
Lunghezza 6,20 m
Altezza 2,46 m
Motore LeRhone 9J
Potenza 120 hp
Pesco a vuoto 530 kg
Velocità massima non rilevata