Il Fokker D. VIII appartiene all'ultima generazione di caccia tedeschi della prima guerra mondiale e fu presentato, con la sigla E.V, al Secondo Concorso Caccia indetto dall'aviazione tedesca nel maggio-giugno 1918. Tra gli obiettivi espliciti della ditta costruttrice era la maggior possibile semplificazione costruttiva.
Punto centrale di questa filosofia fu dunque l'ala monoplana a sbalzo con rivestimento in legno, la cui perfezione strutturale consentiva di restare nei pesi prescritti dalle scarse potenze motrici disponibili. La fusoliera, dalla classica struttura in tubi d'acciaio saldati di grande semplicità e robustezza, derivava direttamente da quella impiegata sul più celebre triplano DR.l impiegato tra l'altro dall'asso Manfred von Richtofen, il celebre "Barone Rosso". L'armamento consisteva in due mitragliatrici fisse sincronizzate per il tiro attraverso l'elica. Il motore poteva essere l'UR.II da 110 cavalli o l'UR.III da 160.
La leggerezza dell'aereo permise eccellenti prestazioni di maneggevolezza e salita, tanto che il concorso si concluse con la proclamazione dell'E.V quale miglior caccia a motore rotativo ed un ordine per 300 esemplari di serie.
Nonostante i prototipi avessero superato agevolmente i più severi collaudi, l'impiego operativo esordì tragicamente con due cedimenti strutturali in volo e la morte di due piloti. L'indagine tecnica idividuò la causa nella cattiva qualità delle lavorazioni di un subfornitore. I rimedi prescritti ritardarono l'entrata in servizio del tipo definitivo, battezzati appunto D.VIII, sino all'ottobre 1918. Solo 80 esemplari di serie furono consegnati prima dell'armistizio, così che la superiorità del D.VIII rimase sulla carta. La fusoliera del Museo Caproni, consegnata a fine ottobre 1918 e dunque mai impiegata in combattimento, è l'unica originale esistente al mondo. Appartiene ad un esemplare ceduto all'Italia nel 1919-1920 quale riparazione di danni di guerra e lungamente provato con insegne italiane ed MM.194.
La fusoliera proviene dalla raccolta assemblata al campo sperimentale di Montecelio dal gen. Costanzi e purtroppo dispersa negli anni successivi. Acquistata dal Museo Caproni ed esposta fino al 1940, venne successivamente immagazzinata sino al 1988. La fase sinora svolta, a cura della Masterfly di Rovereto, ha compreso lo smontaggio, pulizia e riparazione della fusoliera, del motore e dell'elica. In considerazione dell'importanza storica dell'apparecchio, il restauro verrà successivamente completato con il montaggio dell'ala, oggi in corso di ricostruzione, degli impennaggi e delle altre parti mancanti.
Caratteristiche
Apertura alare 8,40 m
Lunghezza 5,86 m
Altezza 2,82 m
Motore Oberursel UR.Il
Potenza 110 hp
Peso al decollo 562 kg
Velocità massima 185 km/h
Armamento 2 mitragliatrici