Bücker Bü.131

"Non c'è niente che voli meglio di un Bücker", diceva il grande campione inglese d'acrobazia Neil Williams. Concepito, costruito e fatto volare in meno di sei mesi, il  Bücker rimane un classico dell'acrobazia mondiale.

Carl Clements Bücker, nato vicino Coblenza nel 1895, fu pilota d' idrovolante della Marina Imperiale Tedesca durante la prima guerra mondiale.

Nel 1920 si recò in Svezia come collaudatore e consulente tecnico della marina svedese e poco dopo, nel 1921, fondò la ditta Svenska Aero AB. Progenitrice dell'attuale SAAB, la ditta costruì diversi aerei fino al 1933 quando Bücker la cedette alla ASJA e rientrò in Germania assieme al giovane e brillante ingegnere Anders Andersson.

La nuova Bücker Flugzeugbau Gmbh fu costituita a Berlino- Johannisthal nell'ottobre 1933. Sei mesi dopo, il 27 aprile 1934 il collaudatore Joachim von Köppen portava in volo il nuovo Jungmann che nel 1936 fu selezionato dalla Luftwaffe come addestratore basico. Sostituito il motore Hirth 60R da 80 cv con il nuovo 504 da 105 cv, il Bü.131 ebbe immediato successo: la pioggia di odini costrinse la Bücker a trasferirsi a Berlino-Rangsdorf dove venne realizzata una fabbrica più grande.

Il cliente più importante in questa fase fu la Svizzera, che adottò l'aereo sia per la Flugwaffe che per gli aero club. La produzione su licenza fu realizzata ad Altenrhein dalla filiale svizzera della Dornier. Da questa catena e da quella aperta in Spagna nel 1939 provengono quasi tutti gli esemplari oggi esistenti.

l primi Jungmann giunsero in Italia durante la guerra. Si trattava di 41 esemplari requisiti nell'aprile 1941 alla Jugoslavia sconfitta. Pur mancando un aereo nazionale di caratteristiche equivalenti, i Bücker non trovarono impiego e nel 1943 furono infine ceduti all' aviazione croata. I Bücker oggi presenti in Italia non provengono dunque da questo lotto. Come per i Tiger Moth, la loro importazione risale ai primi anni Sessanta, quando ormai gli ultimi Caproncini avevano finito di volare e gli appassionati del biplano dovevano rivolgersi all'estero.

I Bü.131 oggi in Italia provengono tutti dalla Svizzera: quello del Museo fu costruito nell'aprile 1939. Ha il numero di costruzione 57 ed ha prestato servizio come addestratore militare nell' Aeronautica svizzera con sigla A-45. Fu successivamente immatricolato HB-UTW. Importato in Italia nel 1963 dalla società Aeroscuola Cerrina di Torino- Orbassano, divenne I-CERM. Nel 1969 passò all'Aero Club Milano e nel 1974, all'ing. Felice Castelli che lo donò nel 1976 al Museo Caproni a certificato di navigabilità scaduto. Nel 1988 fu trasferito a Rovereto, dove tra l'aprile-settembre 1989 fu restaurato dalla Masterfly nei colori originali svizzeri.

 Caratteristiche

Apertura alare 7 ,40 m
Lunghezza 6,62 m
Altezza 2,25 m
Motore Hirth HM.504
Potenza 105 hp
Peso a vuoto 380 kg
Velocità massima 183 km/h

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