Avia FL.3

Nell’autunno 1938 Francis Lombardi, grande pilota sportivo italiano, porta in volo il piccolo biposto da turismo e scuola Avia FL.3 . Progettato dagli ingegneri Giacomo Mosso, Ugo Graneri e Pier Aldo Mortara e propulso dal CNA D.4 appositamente realizzato dall'ing. Gianini, adotta il profilo alare NACA 23012, cavallo di battaglia dell'aviazione generale dell' epoca.

La struttura della fusoliera è in traliccio di legno, controventata con tiranti metallici e rivestita in tela; l'ala interamente in legno, sia nella struttura che nel rivestimento. Il carrello è assai elementare, con sistema di ammortizzazione ad elastico. Pesa 290 kg a vuoto e, con 60 cv, tocca i 165 km/h. Nel 1939 costa 55.000 lire: è l'aereo più economico disponibile e, senza essere rivoluzionato in alcun modo, rappresenta un complesso mai più eguagliato di qualità costruttive e volative.

La Regia Aeronautica ne riceve 335 esemplari tra il giugno 1940 e l'aprile 1942, da utilizzarsi per la scuola di primo periodo. Ma l'aereo non viene capito e vi è una crisi di rigetto: dei 322 esistenti al 1˚ febbraio 1942, ben 293 sono immagazzinati in vari aeroporti. Diversi sono utilizzati dalla scuola alianti di Novara, con o senza motore. Dopo l'8 settembre 1943 una quindicina servono nell'ANR e ben 145 con la Luftwaffe tedesca.

È però nel dopoguerra che esplode il fenomeno FL.3, grazie ad alcuni esemplari sopravvissuti alla guerra in maniera spesso rocambolesca ma anche alla ripresa della produzione, prima da parte della stessa Avia e poi dalla Meteor di Furio Lauri, che a Monfalcone costruì anche i derivati FL.53, 54 e 55.

Robustissimo, parco nei consumi, docile ai comandi, l'FL.3 forma così migliaia di piloti di aero club. All'aeroporto dell' Urbe fu utilizzato per istruire al volo il primo nucleo di piloti israeliani. Al termine del conflitto dei sei giorni il gen. Dayan scrisse una lettera di ringraziamento a Francis Lombardi. Diffusissimo negli aero club fino agli anni Sessanta, in parte perché rimotorizzato con motori americani, sparì rapidamente nel decennio successivo di fronte alla progressiva diffusione di macchine interamente metalliche. Attualmente restano in volo quattro FL.3, di cui uno solo col motore CNA.

L'aereo esposto appartiene alla prima serie del dopoguerra: è infatti l'esemplare A-16 del 1947. Inizialmente appartenne alla società milanese di aerotaxi AIAX. Date le scarse possibilità offerte nello specifico ruolo, fu pertanto ceduto a una successione di proprietari, tra cui l' Aero Club di Novara, prima di essere ritirato dal Museo Caproni a Vizzola Ticino. Trasferito a Rovereto, viene restaurato nel 1989. Monta ancora il propulsore originale.

 

Caratteristiche

Apertura alare 9,85 m
Lunghezza 6,37 m
Altezza 1,75 m
Motore C.N.A D 4
Potenza 60 c v
Peso a vuoto 290 kg
Velocità massima 170 km/h

 

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